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Ai microfoni di We-Rock – Dresda Code

L’estate appena passata oltre ad aver portato alla nostra attenzione diverse nuove uscite in campo discografico, non solo Rock o Metal, ma ha suscitato il nostro interesse verso un nuovo ed interessante progetto del quale riuscimmo ad ottenere le prime indiscrezioni (http://www.we-rock.info/news/as-ocean-disappears-il-secondo-ep-dei-dresda-code/). A distanza di qualche mese, i nostri microfoni hanno raggiunto tre delle menti che fanno funzionare la macchina dei Dresda CodeSimoneAlex Matteo ai quali abbiamo chiesto più informazioni possibili riguardo alla loro band e al suo corso. Quello che state per leggere è il risultato di questa breve chiacchierata:

Ciao! Benvenuti su We-Rock! Direi di dare il via a questa intervista con qualche domanda di rito. Volete presentarci il vostro progetto? Come è nata la band e cosa vi ha spinto ad intraprendere questo percorso? In poche parole, cos’è il progetto Dresda Code?

Simone: Ciao a tutti i lettori di  We-Rock! Il progetto Dresda Code nasce dalle ceneri degli Aeonfire, cover-band Hard&Heavy attiva tra il 2007 e il 2008. Il progetto attuale nasce da un’idea di Alex, ossia quella di conciliare il Metal con tematiche tribali, ecologiche e naturaliste. Buona parte dei testi tratta di argomenti come appunto il rispetto che tutti noi dovremmo tributare alla “Madre Terra”, lo status di degrado in cui  oggi verte il nostro pianeta e l’incombente disfacimento ambientale. Anche la scelta del moniker si ricollega a questo background; il Codice di Dresda è infatti il più famoso manoscritto  dell’era Maya. Il nostro nome vuole quindi  anche essere una forma di  tributo ad un popolo che visse il suo tempo in un rapporto d’amore e simbiosi col proprio ambiente. Siamo insomma molto affascinati dal mondo delle varie culture native/indigene, in primis da quello precolombiano ma, in senso più generale, da tutte quelle civiltà che vissero  in un legame  di indissolubilità spirituale col cosmo, con la natura e con i suoi figli!

Seconda domanda, indirizzata a chi non vi conosce ancora. Raccontateci le vostre influenze musicali: qual è il vostro background? Quali artisti vi hanno ispirato?

Simone: Di base siamo sicuramente un gruppo metal nel senso più “classico” del termine ma  non c’è un filone specifico di riferimento. Le nostre influenze sono tantissime e vanno dall’Hard Rock all’Heavy Metal classico, al Thrash, sino al Groove Metal , allo Stoner e a tantissime altre sfumature. Ma ascoltiamo anche cose che  esulano dal già enorme mondo della musica “dura“.  Alex (voce e chitarra) ad esempio oltre ad essere il fondatore dei Dresda suona anche  le percussioni in un progetto Samba ed è fortemente attratto dalla musica etnica. In alcuni dei nostri brani, come ad  esempio “Blindness“, “Bateria” e nella cover di “Crazy Horse” (Black Label Society), abbiamo provato ad integrare qualche elemento di World-Music ma l’uso di queste sonorità sarà ancora più centrale nel prossimo lavoro.

Basandovi sulla risposta appena data, ovvero riguardo a quanto avete detto sul vostro background e a quali gruppi vi siete ispirati, il vostro stile, come lo descrivereste? Che presentazione fareste per la vostra musica?

Alex: Nel nostro caso, i riferimenti artistici sono piuttosto disparati da componente a componente. Ci sono degli ascolti in linea con quasi tutti i membri, come possono essere i Sepultura di Max CavaleraMetallica, Mastodon o Pantera. Ma di fondo anche nel metal non tutto piace alla stessa maniera o con la stessa intensità. Questo però vogliamo considerarlo come un valore, specie lì dove ci potrà permettere un eterogeneità dei brani, starà a noi trovare l’amalgama. Per quanto riguarda stile e genere ai posteri l’ardua sentenza (semmai sarà sprecabile una nota dalla critica ovviamente), noi ci sentiamo abbastanza liberi da influenze “univoche“.

Quale è il messaggio che attraverso la vostra musica e le vostre canzoni cercate di far arrivare e quindi volete trasmettere come band al pubblico che vi segue o che vi scopre su queste pagine per la prima volta?

Alex: Mondo unisciti! Oggi c’è Internet (ormai da quasi un trentennio) che è un mezzo fenomenale per mettere in contatto quasi tutta la popolazione mondiale. Crediamo che si debba trovare il giusto equilibrio fra tecnologie e natura per così unirci con tutto il pianeta, nella conservazione di caratteristiche geomorfologiche, naturali e etniche delle popolazioni. Preservare quella che oggi si può definire storia umana ma senza ignorare quelli che dovranno essere i passi obbligati dell’umanità verso il futuro. Quindi si all’unione e alla mescolanza ma anche al culto della memoria!

Arriviamo a parlare dei vostri lavori. Al momento avete pubblicato due EP : “From The Forest” nel 2015 e “As The Ocean Disappears” nel 2018. Da cosa sono nate le idee di creare questi lavori? Ti va di spendere due parole per ognuno e di raccontarceli?

Simone: “From The Forest” è stato il nostro EP d’esordio (se escludiamo qualche demo tape) , è stato prodotto da Maddalena Bellini e diciamo che mostra quelle che sono le nostre sonorità di partenza. “As The Ocean Disappears” invece,   è di fresca pubblicazione ed è stato interamente auto-prodotto. Mi sono occupato io stesso della produzione collaborando poi con alcune strutture specializzate e con alcuni strumentisti ospiti (la lista dei credits è lunghissima). Questo secondo EP nasce con un obiettivo preciso, ossia quello di promuovere  le battaglie etiche di “Sea Shepherd“, storica ONLUS che da anni si batte per la salvaguardia degli ecosistemi marini e delle specie in via d’estinzione. Parte dei proventi di questo EP verranno dunque donati a questa associazione per incoraggiarne il lavoro. Dato l’aspetto “speciale” dell’iniziativa , questa volta abbiamo deciso di non proporre inediti, bensì cover di classici del Rock (Rolling Stones, Black Sabbath, Steppenwolf, JJ Cale….) ri-arrangiati in chiave Metal.  Abbiamo poi deciso di svolgere l’operazione opposta con “Crazy Horse” e di provare a pensarla in termini più acustici e “Folk-oriented” (grazie anche all’aiuto di Michele Boni al banjo e Rino Gargiulo alle tablas) e , infine, abbiamo anche tentato un piccolo “tributo metallico” all’Italia dei Goblin. “As The Ocean Disappears” è attualmente in promozione ed entrambi gli EP sono interamente disponibili sul nostro canale YouTube.

Parlando più strettamente delle varie canzoni contenute nei vostri lavori, andando per ordine, nel primo EP chi si è occupato del songwriting e della composizione degli arrangiamenti? Esiste un autore unico o sono frutto del lavoro di tutta la band? Per quanto riguarda invece il vostro secondo EP composto da sei cover Rock reinterpretate in chiave Metal, chi ha selezionato i brani e come è avvenuto il processo di reintepretazione? Anche qui, è stata la scelta di una sola persona o di tutto il gruppo?

Simone: L’aspetto compositivo di “From The Forest” è stato curato da me e da Alex, esclusione fatta per “Bateria” in cui abbiamo collaborato con l’ensemble samba “Pegaonda“. C’è però da dire che in fase d’arrangiamento c’è stata la partecipazione attiva di tutti noi! Inoltre,  giungendo ad oggi, anche Matteo e Natas (batteria) hanno partecipato attivamente alla scrittura dei brani che includeremo nel prossimo lavoro!

Matteo: Le cover  invece sono state scelte in tutta calma dopo un mese di incontri, tranne “Born to Be Wild” e “Gimme Shelter” che facevano già parte del nostro repertorio. Io personalmente proposi (un po’ per scherzo, vista la differenza stilistica) Profondo Rosso, che fu accolta favorevolmente! Il processo di arrangiamento è stato fatto collettivamente, sono state fatte un sacco di modifiche (soprattutto sulla già citata “Profondo Rosso” e “Gimme Shelter“) e ognuna veniva valutata in base a come suonava: alcune idee sono andate avanti per qualche settimana prima di essere scartate del tutto, per esempio.”

Torniamo nuovamente al lavoro in studio. Voci di corridoio affermano che state lavorando ad un nuovo album di cui ancora non è trapelato niente di ufficiale. Confermate queste voci? Vi va di darci qualche anticipazione in merito? A quando la release di questo nuovo lavoro? Cosa dobbiamo aspettarci? Raccontate un po’.

Simone: Siamo attualmente in fase di pre-produzione: stiamo iniziando a decidere quali saranno i contenuti e a valutare le modalità di lavorazione, sui tempi non saprei purtroppo farti una stima realistica ma nella prima parte del 2019 già dovremmo entrare in studio. Il titolo del lavoro sarà “Echopolis” e il concept sarà sempre incentrato sul rapporto dell’uomo con la natura e sulle tematiche di cui Alex ha parlato prima. Ti posso dire  intanto che, dati anche gli argomenti trattati, la matrice etnica e tribale sarà molto più presente in questo prossimo lavoro, sopratutto a livello musicale! Infine anche la veste grafica sarà curata da un grande artista internazionale e, in più, si prevede qualche altra “chicca“, ma non posso “spoilerare” troppo, anche  un po’ per “scaramanzia” (risata)!

Grazie, possiamo considerare l’intervista finita. Come sempre, prima di chiudere, hai qualcosa da aggiungere o da dire ai nostri lettori?

Matteo: Innanzitutto ringraziamo We-Rock per lo spazio concessoci. Ai lettori un saluto e un invito a seguirci sulla nostra pagina Facebook, il nostro canale Youtube e la nostra pagina Bandcamp. Pur non avendo concerti nel breve periodo in programma non significa che non stiamo lavorando, e ci sarà spazio per qualche anticipazione nel futuro prossimo!

LINE-UP:

Alex Mafia – Vocals / Guitar

Simone Pennucci – Vocals / Guitar / Mandolin / Synth

Matteo Bianchini – Bass

Natas Raw – Drums

Guest:

Michele Boni – Banjo / Keys in “Crazy Horse

Rino Gargiulo – Tablas in “Crazy Horse

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È possibile contattarlo al seguente indirizzo email: daniele@we-rock.info