7.5
Giudizio Complessivo "Buono"

Oramai l’avete capito, da amante della Devil’s Music, ogni tanto (un po’ più spesso di quanto avrei pensato a dire il vero!), mi piace presentarne qualche nuovo artista.
Questa volta, vi presento Paolo Demontis.
Nato in Italia nel 1974, inizia a suonare l’armonica a diciassette anni.

Paolo Demontis_Loopin' The Blues_copertina discoLoopIn ‘The Blues“, pubblicato quest’anno, è il nuovo album a firma Paolo Demontis.
Un album che rappresenta l’evoluzione del suo personale modo di suonare l’armonica blues.
Un disco, dove il blues si muove verso commistioni rap, funk, hip-hop, rock, reggae, techno, dance, afro-beat, tutte eseguite “in solitaria” dall’artista.
Stile musicale, che si ripercuote nei live-shows, dove non viene fatto uso di tracce pre-registrate, dove tutto viene suonato, totalmente, dal vivo e dove il groove è creato da beat-box, linee di basso che recepiscono la voce e l’armonica.
Il tutto, per creare nuovi suoni in accompagnamento a voce e armonica.
Il risultato, potremmo definirlo “New Modern One Man Band“.
Oltre a questo stile contemporaneo, Paolo, continua a esibirsi, anche, come un armonicista tradizionale, portando avanti la tradizione del Chicago-Blues, dividendosi tra l’insegnamento dell’armonica “vecchia scuola”, per questo motivo, nel 2013, viene alla luce il progetto “Easyharp”, video-lezioni di “Armonica Blues” reperibili via web (www.easyharp.it), disponibili anche in lingua inglese (www.easyharplessons.com) e i suoi seminari sull’armonica blues e la partecipazione ai Festival di Blues italiani per diffondere la conoscenza dello strumento.
Da segnalare anche la partecipazione, sempre quest’anno, al Festival Blues di Chicago con Van Shaw, a Kingston Mines con Billy Branch e Steve Bell, a B.L.U.E.S. con Rodney Brown, al Buddy Guy Legends con il fratello Giovanni, a Reggie’s “8th Annual Muddy Waters Tribute” con Rockin ‘Johnny Burgin, Mud Morganfield, Bob Margolin, Bob Corritore e Nico Wayne Toussaint.

Tornando all’album…

“Loopin The Blues”, è composto di 9 tracce.
Ad aprire le danze “Busy Crossroads”. Accolti da un’edificante strombazzamento di clacson, il brano si porta subito verso lidi musicali dove il blues suonato dall’armonica, si mischia (piacevolmente in questo caso) al groove festaiolo del funk e ai ritmi (sincopati) del reggae e (multi-effettati) della dance-music, il tutto riletto secondo uno stile moderno.
My Band”, la seconda traccia, ci porta verso stili musicali di stampo Chicago-Blues, in veste moderna ed interessanti, sempre costantemente accompagnati da effetti sonori che in questo caso, a mio avviso, risultano leggermente disturbanti e un po’ fuori luogo, accostati all’arrangiamento strumentale e vocale scelto per questa canzone.
Si continua con “Don’t Touch My Blues”. Un pezzo dal groove iniziale lento e cadenzato, a tratti intimista ed evocativo, pronto a virare verso un funk-blues molto ritmico e coinvolgente, coadiuvato dagli stessi effetti sonori sentiti in precedenza, ma che questa volta, si ritagliano un piccolo spazio per una fugace apparizione.
La quarta traccia in scaletta, prende il titolo di “Hard Drinkin’ Woman”. Una canzone che non sfriggerebbe come main-theme per la colonna sonora di un road-movie (nell’ascoltarla la prima volta, mi ha riportato alla mente le scene iniziali di “Convoy” di Sam Peckinpah), grazie ai suoi ritmi cadenzati, un po’ sincopati e a quel suo andamento ipnotico.
Baby Please Go”, quinta traccia, si apre con la sola voce, distorta, dell’armonica, per poi introdurre, nuovamente, l’ascoltatore in paesaggi musicali da road-movie, dipingendo immagini che portano subito ad immaginarsi un viaggio attraverso le strade della Louisiana o un lungo viaggio sulla storica Route 66, magari a cavallo di una Harley-Davidson.
L’album, prosegue poi con “Funk You”. Il brano (a mio avviso) meno riuscito del disco e anche il meno adatto ad inserirsi nell’album stesso. L’uso ostentato degli effetti, lo rende un brano disco\dance\hip-hop-music, ‘estremamente fastidioso’ all’ascolto e lo fa scendere al mero ruolo di un riempitivo evitabile, nonostante la breve virata Blues-Harp di metà canzone.
Reggaetime Blues”, settima traccia in scaletta. Interessante la commistione tra sonorità Blues e ritmi Reggae che creano la struttura portante del brano, attraverso uno stile pulito e scevro di qualsiasi “abbellimento\effetto” sonoro.
Ci avviciniamo alle battute finali con “Dirty Clothes Blues”. Canzone che ci riporta ai ritmi inziali del disco, apprezzati in “Busy Crossroads”.
La chiusura del disco, è affidata a “Stomp & Go”. Un mix di funky; reggae e blues coinvolgente e dalla presa diretta, che ben delinea lo stile compositivo ed esecutivo di Paolo Demontis. Una chiusura all’altezza dei brani precedenti.

TRACKLIST:
01.Busy Crossroads
02.My Band
03.Don’t Touch My Blues
04.Hard Drinkin’ Woman
05.Baby Please Go
06.Funk You
07.Reggaetime Blues
08.Dirty Clothes Blues
09.Stomp & Go

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