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Simus, Vox Vult: buone potenzialità non sempre sfruttate

I Simus si formano nel 2008 e sin dall’inizio della loro carriera il gruppo ha avuto subito un obiettivo preciso e ambizioso: essere il più originale possibile dal punto di vista musicale e compositivo e la ricerca di ispirazione da molti altri campi artistici, al fine di coinvolgere il loro pubblico e farlo riflettere sul loro lavoro.
Alcune delle opere concepite in questa fase iniziale sono incluse nel loro primo EP “Human Prison”, registrato e mixato nell’estate 2009 presso lo Studio One Nero Sock di Torino.
Nel febbraio 2010 il gruppo ha firmato il suo primo contratto con la Phonic Records.
La band ha promosso l’EP dal vivo per diverso tempo, compreso un tour in Russia.

Nel dicembre del 2012 esce il loro primo video musicale per la canzone “Planet Caiak”, che sarà incluso nel nuovo album della band, uscito a febbraio 2015 per Baker Team Records.

simus–coverL’album si intitola “Vox Vult”.
Il disco si apre con il brano “Giano”, un’introduzione dalle atmosfere dai toni “oscuro” che disegna interessanti ambienti dal gusto gotico, che lascia il posto alla title-track “Vox Vult”. Un brano molto forte dal punto di vista musicale (anche se si sente qualche imperfezione nella scelta dei tempi, che danno un senso di “stonatura” specie nei cambi degli stessi), ma totalmente sbagliato per quello che riguarda le linee, che risultano inutilmente urlate, coperte dalla strumentazione e incomprensibili dal punto di vista dei testi. Anche la ripetitività del “tema” musicale portante e la durata del brano non giovano al risultato finale.
La terza traccia, “Planet Caiak”, presenta lo stesso problema, nonostante la scelta di rallentare un po’ i ritmi dell’arrangiamento, le linee vocali sono malamente inserite nel contesto, creando una cacofonia assordante e fastidiosa per chi ascolta.
Purtroppo, la situazione non sembra migliorare nei brani successivi. Nonostante il gruppo, cambi continuamente stile esecutivo, genere e velocità e nonostante un testo in italiano – “Mantis” – il livello generale di arrangiamento e cantato non risultano amalgamati tra loro. Anche la scelta della durata dei singoli brani che, a parte l’intro “Giano” e l’intermezzo “Who Am I?(rispettivamente 2 minuti la prima e poco più di un minuto la seconda) si attestano dai 4 minuti ai 9 minuti di durata, risultando progressivamente noiosi all’ascolto, e facendo quindi perdere interesse all’ascoltatore.

Un disco che poteva avere del buon potenziale, ma che risulta “difettoso” e non ben realizzato.

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Daniele Vasco
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