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Giudizio Complessivo "Ottimo"

I Vereor Nox nascono nel 2014 da un’idea di ​​Kronos (Gianluca Moreo) e Fenrir (Beatrice Traversin). Il nome della band trae ispirazione dal videogame di ruolo/azione fantasy Dark Souls e il suo significato, tradotto dal latino, è: “Temete la Notte“, inteso sia dal punto di vista letterale, cioè temerla e aver paura di provarla, che da un punto di vista più profondo, cioè averne timore reverenziale, rispetto. Questo progetto nasce e cresce anche se i due fondatori abitano ai capi opposti del Nostro Paese: Fenrir in provincia di Treviso e Kronos a Foggia.

Nonostante questa distanza, la forte volontà nel far nascere la band riesce a superare l’ostacolo delle città di provenienza, grazie anche a ciò che entrambi volevano riversare nella loro musica. Da questa unione artistica, prende forma il primo album della neonata band: “Noli Respicere“.

Inizialmente il concept dell’album è stato  deciso dai soli Fenrir e Kronos, tutti gli altri componenti sono stati aggiunti in seguito: Krampus (Francesco Chissalè) al basso e Seth (Edoardo Napoli), proveniente dall’altra estremità dell’Italia settentrionale (Rapallo, precisamente) si è offerto di aiutare con tastiere e sostituire la drum-machine utilizzata inizialmente con una batteria reale. Successivamente fa il suo ingresso nella line-up Cernunnos (Lorenzo Telve – Barbarossa) come seconda chitarra.

Noli Respicere” è un album il cui concept è costruito sulla mitologia ed è costituito da nove tracce, ognuna delle quali presenta una figura mitologica o divinità diverse, prelevate da diversi apparati mitologici. Le storie che vengono raccontate nelle diverse canzoni, narrano o eventi atipici e poco conosciuti del personaggio in questione, oppure analizzano un fatto specifico dal punto di vista psicologico umano o da un punto di vista superiore. Le tracce hanno una particolarità, elemento che denota le ottime capacità nel songwriting di Fenrir e Kronos, ognuna delle storie che si susseguono nell’album, viene raccontata dal protagonista della traccia successiva, in quanto ognuno dei nove personaggi è legato agli altri da una caratteristica speciale. Tutti sono inoltre collegati in un ordine predeterminato: Ilmatar è la divinità che ha portato a tutto nella mitologia finlandese. Il prezzo che deve però pagare è la solitudine che è costretta ad affrontare fino dal giorno della creazione, portando dentro di per settecento anni la vita dalla quale sorgerà un vecchio saggio. Per questo motivo, la solitudine, è unito a Mujina, una creatura mitica giapponese senza volto, condannata ad vivere solo di tristezza, perché con il suo aspetto fa fuggire chiunque si avvicini. Genera paura negli altri, per questo si connette a Kronos, dio del tempo greco che ha divorato i suoi figli a causa della paura di essere rimosso dal suo trono da uno di loro come previsto da un’antica profezia. Kronos divorava i suoi figli, così come Fenrir (in norreno noto anche come Fenrisúlfr o Fenris) divorava Odino durante il Ragnarök, la fine dei tempi, quando anche la catena che gli Dei avevano usato per intrappolarlo venne distrutta. Anni e anni di prigionia furono il sacrificio di Fenrir, che perisce dopo aver ucciso il Padre degli Dei. Un sacrificio come quello di Ishtar, dea dell’amore, della fertilità e dell’erotismo e della guerra nella mitologia babilonese, discesa nel Mondo Sotterraneo per trovare suo marito e venendo trasformata in un cadavere da Ereshkigal, la divinità che presiedeva il Mondo Sotterraneo. Passo dopo passo, la divinità della guerra e della fertilità viene spogliata dei suoi beni. Altre divinità di guerra rappresentativa di questo concetto è Marte, il dio romano la cui rabbia prese il controllo della sua mente quando l’imperatore Nerone osò fare un bagno nella fontana a lui dedicata. Un gesto vergognoso e inaccettato. Come il gesto vergognoso a cui Dio dovette assistere il giorno in cui vennero rimosse le maschere cerimoniali di San Nicola e Krampus, perché ciò rappresentava una pesante disgrazia rimuovere la maschera nelle cerimonie dedicate a San Nicola e Krampus, il suo servitore. Krampus è un servo demoniaco, che è sempre oscurato dal suo maestro e la rimozione della maschera cerimoniale del Santo permetteva alla furia del servo di scatenarsi. Un essere demoniaco come demoniaco è a volte Cernunnos, lo spirito divinizzato degli animali maschi cornuti, specialmente dei cervi, dio della fecondità, degli animali e della natura selvaggia, il “dio cornuto” della mitologia celtica, che presenta una dualità: quando ci sono stagioni come l’estate e la primavera, mostra un volto benevolo e dà la fertilità; Durante l’inverno e l’autunno si presenta un volto più duro e ghiacciato. Una sorta di doppia identità, come quella che apparteneva a Seth, il Dio egizio del Caos, del disordine, della violenza e del deserto, ma a differenza di Cernunnos, la dualità originaria di Seth (dio trascurato e disprezzato reo di aver ucciso e mutilato il fratello Osiride, ma che aveva avuto un ruolo positivo: gli egizi credevano infatti che egli viaggiasse con Ra, il Dio-Sole, sulla barca solare per combattere e respingere il mostro Apopi, che voleva divorare il sole), si perde nei secoli, a seconda del popolo e della cultura con cui la divinità stessa veniva identificata.

L’ordine con cui le divinità narrate nel disco vengono presentate e collegate, si rispecchia dunque anche nell’ordine delle canzoni, si parte quindi sulle note sinfoniche e dal taglio cinematografico di “Illmatar: The Weight Of The World“, che lasciano il posto ad un Black Metal sinfonico decisamente d’impatto ben amalgamato con la maiuscola prova vocale di Fenrir. Un brano che alterna velocità frenetica e rapidi stacchi più cadenzati, specie nella parte iniziale. Si passa poi a “Mujina: Sadness“, il pezzo più duro da affrontare dell’intero album di questi ragazzi, costruito su melodie lente e incursioni sinfoniche sulle quali vengono cuciti i granitici riffs e la possente ritmica del brano. Una canzone che già solo con la sua parte strumentale riesce a sfondare l’anima di chi ascolta ma come se ciò non fosse sufficiente, ad incrementare queste sensazioni, si aggiunge, a metà brano, una parte vocale che parte con uno stile recitativo per sfociare in un pianto a dirotto che distrugge anche l’ascoltatore più apatico, unito ad un break musicale che amplifica la già forte durezza di questo passaggio, denotando subito un passaggio dal Black sinfonico al Depressive Black Metal, creando quindi un netto contrasto con le vocals più agguerrite che spadroneggiano in questa seconda traccia. Superato con una grave carenze di fiato ed energia da parte di chi ascolta il trittico formato da “Kronos: Fear“, “Fenrir: Liberation Through Sacrifice” e “Ishtar: Thoughness“, pezzi che mischiano energia a sferzate più ariose, si passa ad un rapido cambio di direzione con “Mars: Rage” dove tutto si fa più veloce e diretto. Una traccia in cui tutta la furia del blast-beat e del tremolo-picking tipici del Black, viene miscelata a brevi intervalli semi-acustici. Un secondo cambio avviene in “Krampus: Self Love” dove il taglio del pezzo è nettamente più sinfonico e cinematografico, quindi più simile all’opener di questo album, rispetto alle precedenti. Anche questo settimo brano gioca molto sulla velocità e sull’aggressività miscelata a melodie dal tiro oscuro e avvolgente. Così come accade per la penultima traccia in scaletta, “Cernunnos: Duality“. Dopo una parentesi introduttiva totalmente acustica affidata alla sola chitarra, mano a mano che il brano procede, i ritmi si fanno cupi e i riffs si fanno sempre più aggressivi, al pari dell’energia investita nelle vocals. L’album si chiude sulle note arabeggianti ed esotiche di “Seth: Identity“, sulle quali vengono cucite linee vocali parlate decisamente intriganti. Dopo questa partenza evocativa, il brano si fa subito rapido, senza fronzoli, diretto, d’impatto, con un muro sonoro imponente, strumentazione combattiva e voci violente. Traccia caratterizzata anche da un passaggio che riprende le linee melodiche iniziali e che crea una congiunzione perfetta tra le due parti della canzoni, unendo senza lasciare spazi vuoti o creando stacchi troppo netti.

Esordio perfetto per questa neonata proposta musicale che si rivela subito come molto matura sia dal punto di vista esecutivo, sia strumentale che vocale, che sotto l’ottica della scrittura dei brani che appaiono subito frutto di un attento studio e di un’attenta ricerca in ambito filosofico, psicologico, culturale e mitologico, senza scadere in luoghi comuni o concetti espressi in maniera dozzinale o poco approfondita. Non si percepiscono difetti o errori che minino il risultato finale. Un ottimo lavoro sotto ogni aspetto.

 

TRACKLIST:

  1. Ilmatar: The Weight Of The World
  2. Mujina: Sadness
  3. Kronos: Fear
  4. Fenrir: Liberation Through Sacrifice
  5. Ishtar: Thoughness
  6. Mars: Rage
  7. Krampus: Self Love
  8. Cernunnos: Duality
  9. Seth: Identity

LINE-UP:

Fenrir – Vocals
Kronos – Guitars
Cernunnos – Guitars
Artorias – Bass
Ornstein – Drums
Seath – Keyboards

ex-members:

Krampus – Bass
Seth – Drums / Keyboards

WEB:
Facebook: https://www.facebook.com/vereornoxmetalband
Bandcamp: http://vereornox.bandcamp.com/releases
YouTube: https://www.youtube.com/channel/UCgiTybmeD30G9MWqHSor0tQ

 

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