7.5
Giudizio Complessivo "Buono"

L’album di cui stiamo per parlare potrebbe essere di grande interesse per i cultori del Black Metal; uno split-album che vedeunire le forze tra due gruppi forse tra i più rappresentativi delle sonorità true e incontaminate, ovvero i polacchi Black Altar e i norvegesi Beastcraft. Album che vuole celebrare i ventun’anni di attività della band polacca; split-album licenziato dalla label polacca Odium Records.

Per chi non conoscesse i Black Altar né i Beastcraft ecco le giuste presentazioni:

“Nell’abisso più oscuro del Caos dove il tempo e lo spazio sono impenetrabili, l’Altare Nero è nato. Ha preso la sua forma terrena durante il blasfemo Sabba nella notte di Valpurga,  Anno Bastardi 1996, quando è stato convocato dalla voce di Shadow. Lui, come primo guardiano dell’Altare Nero, ha dato inizio a una crociata empia, risvegliando così la paura e il dolore tra gli ipocriti e orribili agnelli cristiani..

Potrebbe già essere sufficiente questa come presentazione. Ma scendendo più nel dettaglio e sollevando quel velo nero che introduceva il gruppo, diventiamo più materiali.
Il primo spruzzo di sangue di questa marcia crociata fu una demo intitolata “Na Uroczysku…“che ottenne un riconoscimento speciale tra diversi gruppi di ascoltatori. La Demo venne registrata dal mastermind del progetto, Shadow, nel 1997 ai Selani Studio con l’aiuto di Doc, batterista dei Vader, nel ruolo di ingegnere musicale e drums-programming. Rilasciato sotto l’etichetta dello stesso Shadow, la Odium Records, le 500 copie pubblicate furono vendute rapidamente, rendendo il nome Black Altar molto popolare in Polonia e in altri paesi. All’interno della formazione, negli anni, sono stati coinvolti molti musicisti, tuttavia nessuno di loro è rimasto a lungo perché non potevano soddisfare le elevate esigenze musicali e ideologiche di Shadow. La svolta arrivò alla fine del 1999 quando due nuovi musicisti, che proprio come Shadow aveva mostrato una devozione sconfinata per la Nera Arte, si unirono alla band. Nel Dicembre del 2000 vede la luce un nuovo EP dal titolo “Wrath Ov The Gods“. Sebbene tutte le composizioni incluse fossero piuttosto vecchie, questo disco presentava una nuova e più completa faccia della band. L’EP è stato rilasciato nel 2002, ancora una volta, da Odium Records, Questa volta in un numero limitato di 666 copie numerate a mano con il
 sangue insieme ad uno split con la promettente band VesaniaNel settembre 2003 ai Selani Studio, i Black Altar registrano il loro album di debutto dal titolo omonimo. Un grande miglioramento nello sviluppo della band; tutte le composizioni mostrano un enorme potenziale. I nuovi inni sono ancora più estremi e più tecnici e rivelano le regioni sconosciute del Black Metal: un’Arte destinata ai privilegiati. Nel mese di Aprile del 2004 il materiale viene pubblicato sotto forma di CD e un LP “gate-fold” della tedesca Christhunt Productions. Dopo aver pubblicato l’album di debutto Shadow si divide dai suoi musicisti e da quel momento Black Altar divenne una band composta da un solo uomo. Il secondo album viene rilasciato ad Ottobre 2006 e viene intitolato “Death Fanaticism“, rivelandosi però un album sfortunato. Nel 2010, arriva il mini-CD Suicidal Salvation“, rilasciato nel 2012 e nel 2013 viene pubblicato uno split con Varathron e Thornspawn, “Emissaries Of The Darkened Call / Three Nails In The Coffin Of Humanity“.

La storia dietro ai Beastcraft invece ci viene introdotta senza essere avvolta in nere atmosfere ma in maniera più diretta, scarna ed immediata e, purtroppo, molto più breve.

La band nasce nel 2003 a Hønefoss, Norvegia, per volere di Alastor Nefas e Sorath Northgrove. I primi vagiti discografici del duo giungono l’anno successivo attraverso due Demo, “Pentagram Sacrifice” e “Satanic Supremacy“. L’anno successivo, senza farsi attendere oltre, i Beastcraft pubblicano il loro debut-album dal titolo”Into the Burning Pit of Hell” seguito subito a ruota dal terzo Demo “Crowning the Tyrant“. Una macchina da guerra quella del duo norvegese che senza risparmiare tempo, nel 2006, pubblica “Dawn of the Serpent“, suo secondo album seguito da una compilation nella quale vengono inclusi tutti i Demo e due tracce ancora inedite e  in  contemporanea arriva sugli scaffali lo split realizzato insieme agli Orcrist. Nel 2007 esce il secondo split questa volta in collaborazione con gli Urgheal. Lo stesso anno esce il terzo full del duo di Hønefoss, “Baptised in Blood and Goatsemen“. I due anni successivi vedono Alastor Nefas e Sorath Northgrove prendersi una pausa dai lavori in studio per dedicarsi alla loro prima apparizione live al Under The Black Sun Festival in Germania (Luglio) a cui fecero seguito la seconda intervista (la prima risaliva al 2006) raccolta dalla Nordic Vision (Settembre 2008) e poi  una terza nel 2009. Nel 2010 iniziano i lavori per la realizzazione del terzo full-length, “The Infernal Gospel Of Primitive Devilworship“. La macchina da guerra sembra pronta a riprendere il suo viaggio senza freni dopo la breve sosta ma qualcosa blocca la strada; nel 2012, a Maggio, Alastor Nefas muore tragicamente a soli trentaquattro anni. L’ultimo album dei Beastcraft viene completato e pubblicato, postumo, nel 2017.
Terminate le presentazioni eccoci pronti ad immergerci in questo album.
Nel 2017, viene rilasciato lo split Winds Ov Decay / Occult Ceremonial Rites” con il quale la Odium Records vuole celebrare il ventennale dall’apparizione dell’Altare Nero e ricordare le gesta dei Beastcraft.
Un album dalle tinte scure, violente e pesanti che rende onore non solo alla carriera delle due band coinvolte ma che rende il giusto tributo al Black Metal.
Le ombre più nere ci avvolgono subito mentre una ritualistica introduzione ci accoglie per la prima parte di questo disco. Atmosfere soffocanti, la paura che risale la spina dorsale fino a stringere la mente in una morsa dolorosa, il timore che possa succedere qualsiasi cosa mentre una voce che emerge dagli abissi chiude l’introduzione mentre spiana la strada per “Tophet“, opener ufficiale dell’album. Un brano all’insegna del Black Metal più viscerale; riffs distorti e disturbanti, ritmiche che alternano velocità e mid-tempos ipnotici, scream acidi e cavernosi misti a intermezzi parlati ieratici ed evocativi. Il freddo glaciale che aleggia per tutto il brano riesce ad essere avvolgente e distruttivo allo stesso tempo. Una partenza da manuale che senza creare stacchi eccessivi o pause troppo diluite ci getta come prede impaurite sulla strada della tilte-track, “Winds Ov Decay” dove l’oscurità diventa più soffocante, accecante e violenta mentre gli strumenti corrono senza freni e una voce che sembra incatenate negli Inferi lancia il suo odio verso la superficie investendo con la sua aggressività tutto ciò che gli sbarra la strada. Lo scambio tra velocità e soluzioni cadenzate e più ritmate si mantiene anche in questa terza traccia creando il giusto movimento e il giusto coinvolgimento senza risultare troppo lineare e ripetitiva. Come doveroso tributo ai compagni di viaggio in questa uscita discografica, Shadow si concede una pausa dai propri pezzi per confezionare una cover di gran gusto: “Pentagram Sacrifice“. Cover che mantiene inalterato lo Spirito originario della canzone che come unica licenza si prende la libertà di ripulire il suono rendendolo più definito e marcando meglio le voci degli strumenti oltre che ad una definizione maggiore delle parole, rendendola ancora più oscura e aggressiva. L’atmosfera rimane la medesima e non ci sono grossi sconvolgimenti. La prima parte dell’album si chiude con una rapida strumentale conclusiva che riprende l’introduzione portando a termine il Sabba Nero del quale siamo stati testimoni e con una versione alternativa di “Tophet“, dove i toni sembrano spostarsi dal Black puro e semplice arrivando a toccare lidi prossimi all’Industrial; una versione che non cancella le atmosfere della canzone nella sua versione ufficiale e le amplifica dandole un taglio più moderno e aggiungendo le tastiere in accompagnamento incrementandone anche la cattiveria, specialmente dal punto di vista delle vocals. La seconda parte dell’album, come abbiamo già anticipato, viene lasciate nelle mani dei Beastcraft che aprono le danze con l’introduttiva “In The Hour Of The Horns“. Vento, onde che si infrangono sugli scolgli, campane funeree, una voce infernale che appare all’improvviso. Introduzione perfetta per la successiva “Deathcraft And Necromancy“, canzone all’insegna del Black Metal più marcio, integralista e senza compromessi in odore di Darkthrone Moonblood, dove il duo dimostra di essere abile anche nel creare arrangiamenti giocati su mid-tempos convincenti e carichi di pathos. Un sound gelido, gracchiante e distorto dove viene conservato quel fascino arcano del genere che spesso viene abbandonato in favore di produzioni più pompose e gonfiate. Il secondo rituale prosegue sulle note cadenzate di “Blackwinged Messiah” che prosegue sul percorso tracciato dalla traccia precedente. Anche se fino a questo punto l’approccio risulta molto lineare senza soluzioni che saltino all’orecchio la band dimostra tutta la sua forte devozione al genere imprimendo, al pari dei propri colleghi, la sua impronta nonostante gli echi percepiti. La violenza trova il modo di affacciarsi timidamente all’esterno in “Burn At His Altar” anche se all’apparenza il mood rimane invariato ma l’aggressività maggiore si percepisce sulla pelle mentre il brano scorre come un fiume impetuoso portando via ciò che incontra sulla sua via aprendo la strada all’esplosione infernale vera e propria di “Resurrection Through Desecration And Churchfires“, brano distorto ai limiti del sopportabile per l’orecchio umano che raggiunge il suo acme con la conclusiva “… In Thy Glory“.
Impossibile fare un confronto oggettivo e sopra le parti tra i due gruppi impegnati. Entrambi interpretano secondo la loro visione personale il Black Metal, ma sempre e comunque legato e ben radicato nella tradizione senza snaturarne lo Spirito. Un lavoro egregio che celebra e onora due nomi significativi per la scena estrema europea.

TRACKLIST:

  • Winds Ov Decay
  1. Intro
  2. Tophet
  3. Winds Ov Decay
  4. Pentagram Sacrifice (Beastcraft cover)
  5. Outro
  6. Tophet
  • Occult Ceremonial Rites
  1.  In The Hour Of The Horns
  2. Deathcraft And Necromancy
  3. Blackwinged Messiah
  4. Burnt At His Altar
  5. Resurrection Through Desecration And Churchfires
  6. … In Thy Glory

LINE-UP:

Black Altar:

Shadow – All Instruments / Vocals

Beastcraft:

Alastor Nefas – Guitar / Bass (R.I.P. 2012)

Sorath Northgrove – Vocals / Drums

WEB:

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Beastcraft:

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