Borchie, chitarre e moto rombanti – “Hurricanes”, lo storico esordio targato Fil Di Ferro

Torniamo a tuffarci nel periodo aureo del Metal italiano e lo facciamo parlando di una band storica del Nostro Patrimonio della Musica Dura.

La nostra attenzione si rivolge ai Fil Di Ferro.

I Fil Di Ferro nascono a Torino nel 1979, ad opera del batterista Michele De Rosa e del bassista Bruno Gallo Balma, fondatori anche del gruppo di biker Hurricanes MC. La line-up si completa con Leonardo Fiore (voce) e Danilo Ghiglieri (chitarra). I Fil di Ferro si fanno subito notare vincendo nel 1983 un festival musicale locale e apparendo in due trasmissioni Rai, durante le quali vengono realizzati i videoclip di “King Of The Night” e “Shadow”, entrambi brani del primo demo-tape del 1984. Dopo il cambio di vocalist (Sergio Zara) e chitarrista (Claudio De Vecchi) incidono nel 1986 il disco d’esordio “Hurricanes”, prodotto da Beppe Crovella (Arte E Mestieri, solista, editore e produttore). Il licantropo, simbolo della band, che compare sulla copertina di “Hurricanes” era aerografato sul serbatoio della moto di Michele De Rosa e lo stesso brano è un pezzo che parla dei motociclisti ed è ad loro dedicato.

L’album disponibile al tempo solo in vinile e allora edito dalla Discotto Metal (ormai di difficile reperibilità) esce per la prima volta in formato CD, con presentazione nel booklet di Steven Ricetti, completamente rimasterizzato, sotto l’egida della Jolly Rogers Records, che dopo le ristampe di Heavy Metal Eruption  (http://www.we-rock.info/recensioni/heavy-metal-eruption-la-italiana-dellheavy-metal/) e Crossbones (http://www.we-rock.info/biografie/compositore-guitar-hero-produttore-la-grande-carriera-di-dario-mollo-la-parabola-dei-crossbones/), si cimenta anche con i Fil di Ferro, licenziando i primi due capitoli discografici della band. La reissue del disco è stata pubblicata il 26 Settembre 2016.

Dieci episodi di Heavy Metal legati alla tradizione britannica, non a caso dietro all’operazione si scoprì esserci Guy Bidmead, noto produttore con esperienze legate a Motörhead e Battleaxe. Un album che originariamente avrebbe potuto godere di maggior riscontro ma che venne frenato da un produzione sottotono di Beppe Crovella, ma che con questa operazione di restauro da parte dei ragazzi della Jolly Rogers riacquista nuovo lustro ma senza intaccare lo Spirito originario del gruppo, regalando ancora più mordente ad ogni traccia dando modo alla grinta del poker d’assi piemontese di risaltare ancora di più.

Apertura affidata alla title-track Hurricanes“, vero e proprio anthems dedicato (come pre-annunciato poco fa) alla vita on the road e all’essere biker. Canzone inoltre dedicata anche agli Hurricanescome riportato dal libretto curato da Steven Ricetti – un gruppo MC riconosciuto a livello internazionale, fondato dallo stesso Michele De Rosa. Un grande inno Heavy-Metal. Una canzone con una forte impronta NWOBHM, che si ripercuote per tutto il disco. Apertura in grande stile che se originariamente suonava acerba e ancora troppo grezza, in questa sua nuova veste recupera tutto il lustro che meritava già all’epoca. Un mix di Heavy classico con incursioni Speed-Metal che ricorda allo stesso tempo sia Iron Maiden sia i già citati Motörhead. Una partenza diretta e senza preamboli che presentava una band forse ancora acerba sul piano esecutivo e tecnico (sia strumentale che vocale) ma già padrona della scena e con una già grande attitudine. Il successivo mid-tempoRock Fever“, scorre piacevole e regala una canzone davvero godibile. Una traccia che mostra anche l’abilità del gruppo a spostarsi verso lidi meno rapidi e martellanti, ma sempre di grande impatto. L’unica pecca potrebbe essere nelle linee vocali non completamente corrette e adeguate nella loro costruzione, ma contando il fatto che all’epoca in cui usciva questo disco il gruppo possiamo dire che era ancora alle prime armi, questo elemento non può essere imputabile come errore, ma soltanto come un piccolo neo che non intacca eccessivamente il risultato finale. La scelta dell’uso del mid-tempo anche per “The Fox“, dove però il ritmo è già più deciso e anche se le basi sono le medesime del brano precedente, l’incedere è meno cadenzato e anche il guitar-working è molto carico ed energico. Anche vocalmente, nonostante rimanga qualche spigolo ancora da smussare, la resa è migliore. Si passa poi all’avvio dai connotati plumbei e sulfurei di “Burning Metal” il quale sembra annunciare un pezzo Doom-Metal che si classificherebbe come una variante notevole nel suono del gruppo, mentre quello che parte dopo l’intro è uno Speed-Metal belligerante e d’assalto con una buona resa sonora e che ricorda alcuni lavori dei Judas Priest. Un brano dalla presa facile e dal piglio deciso, che però se si fosse mantenuto nello stile dell’apertura, sarebbe stato ancor più interessante. L’aggressione prosegue con la saxonianaKing of the Night” per poi passare, mano a mano che ci si avvicina alle battute finali, alla vena stradaiola dei Nostri con “Over the Light“, anche se tale vena viene presentata in chiave più epica e classicheggiante. La chiusura è affidata a “Get Ready” (canzone simbolo dei Fil di Ferro, presenza stabile nella setlist dal vivo del gruppo) e all’auto-celebrativa “Fil Di Ferro“. La prima canzone si rivela essere un caso a parte nella tracklist di questo album d’esordio; il sound mantiene l’impronta e lo stile della band senza spostarsi dal percorso già segnato, ma a livello tecnico; esecutivo e vocale si dimostra ad un livello già maggiore rispetto alle canzoni precedenti, con una minore imprecisione dal punto di vista strumentale e vocale, limando i difetti che erano presenti nelle canzoni precedenti sia per quanto riguardava la ritmica, non sempre allineata con l’arrangiamento o le vocals a volte inadatte. Un brano decisamente più energico e incisivo. La conclusiva “Fil Di Ferro” prosegue sulla stessa strada, senza aggiungere, togliere o variare niente all’interno del tipo di suono del gruppo. Una chiusura veloce, affilata e totalmente strumentale.

Un esordio che si rivela abbastanza altalenante, con diversi piccoli difetti che non portano ad un suono compatto e sempre adeguato e questo riguarda sia il comparto sonoro che le linee vocali. Ci sono molti punti di forza e se originariamente la produzione aveva in qualche modo affossato il risultato, questa operazione di restauro ha ridato il giusto lustro ad un album storico che merita di essere scoperto e riscoperto. Innegabile il fatto che si senta che la band torinese era ancora acerba e la strada fosse ancora lunga, ma l’attitudine e la verve che il gruppo dimostra tutt’oggi (nonostante l’unico membro originale rimasto sia il batterista e fondatore Michele De Rosa) li ha portati ad eliminare quei difetti che facevano parte del loro esordio mantenendo alto il vessillo del Metal italiani e migliorando sempre di più il sound del gruppo.

TRACKLIST:

  1. Hurricanes
  2. Rock Fever
  3. The Fox
  4. Burning Metal
  5. King Of The Night
  6. Over The Light
  7. Get Ready
  8. Fil Di Ferro

LINE-UP:

Michele De Rosa – Drums

Bruno Gallo Balma – Bass

Sergio Zara – Vocals

Claudio De Vecchi – Guitars

WEB:

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Daniele Vasco
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