Pelù contro Renzi al 1° maggio: L’attacco diventa caso politico

Il rocker dal palco di San Giovanni: «Il premier è il boyscout di Licio Gelli».
Il Pd: intervenga la vigilanza. Grillo rilancia sul blog. Camusso: nessun caso.

A scompigliare le carte di un Concertone che prometteva sobrietà e contenuti, ci ha pensato il ciclone Piero Pelù, momento clou della manifestazione e oggetto di una scatenata polemica politica del giorno dopo l’evento nella piazza che, secondo l’organizzazione, conteneva un milione di persone. Dal palco di San Giovanni il rocker ribelle ha sparato a zero contro il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, definito – senza nominarlo direttamente perché «non se lo merita» – «il boy scout di Licio Gelli», contro le toghe rosse e contro Silvio Berlusconi ai servizi sociali («quanto pannoloni cambierà? nemmeno uno!»), contro Marcello Dell’Utri e contro il vero nemico dell’Italia: la disoccupazione. Il presidente del Consiglio non replica ufficialmente, anche se in ambienti a lui vicini non si nasconde la sorpresa e l’irritazione del premier sintetizzate in una battuta: «frasi che si commentano da sé». «Non vogliamo elemosine da 80 euro, vogliamo lavoro», aveva tuonato davanti alla folla in delirio.

Frasi che hanno scatenato reazioni e polemiche durissime, soprattutto da parte del Partito Democratico, che con Michele Anzaldi invoca la Commissione di Vigilanza Rai e l’Agcom in quanto il concerto è stato trasmesso in periodo di par condicio. «I telespettatori hanno assistito ad un intervento – spiega – dai chiari contorni politici, oltreché offensivi, contro il presidente del Consiglio e segretario del Pd in pieno periodo elettorale regolato dalla par condicio. Tra l’altro Pelù è anche uno dei volti di un’altra trasmissione Rai, The Voice, che continua ad andare in onda anche nelle prossime settimane proprio a ridosso del voto. È opportuno comprendere come gli organi preposti intendano comportarsi di fronte a questa situazione, va chiarito chi era chiamato a vigilare sul concerto e come, se ci siano responsabilità e di chi’».

«Quando la politica va veloce, succede che il rock diventa lento», ha ironizzato Pina Picierno, capolista Pd per il Sud alle prossime europee. Ma nel Pd non tutti hanno usato l’ironia, c’è chi come Marcucci rievoca un articolo del 1995 per dire che Pelù avrebbe incontrato Gelli, chi come Carbone chiede lumi sul suo compenso, mentre Ginefra chiede ai sindacati confederali che hanno organizzato l’evento di prendere le distanze. Ma Susanna Camusso replica: «Non mi pare ci sia nessun caso…». Per Raffaele Bonanni «va tutelata tutta la libertà di questo mondo» ma «anche la libertà di chi non la pensa a questo modo, di chi vuole il momento del primo maggio non sia un momento di polemica. Di chi ritiene che le istituzioni non debbano essere vilipese». La Uil si affida ad una nota: «Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, ma sarebbe corretto non usare le iniziative promosse dal Sindacato per fare affermazioni che non condividiamo». Ma non tutti sono contro. Il blog di Beppe Grillo, invece, riprende le parole di Pelù, in un post dal titolo «Il boy scout di Licio Gelli», FI parla di «attacchi scomposti della sinistra contro la libertà di un artista», così come l’Udc De Poli e la Lista Tsipras secondo cui Pelù «è oggetto di una violenta campagna denigratoria».

Pelù non è rimasto in silenzio e, via Facebook, ha risposto alle accuse e rincarato la dose di polemiche. Definito dal Pd di essere un artista milionario che ha offeso milioni di persone che faticano ad arrivare a fine mese, spiega: «lo so che ci sono milioni di italiani che sopravvivono con stipendi o pensioni da vera fame, non volevo certo offendervi. Ma è importante capire che per costruire un futuro vero c’è bisogno solo di una cosa: il lavoro, onesto e… ben retribuito». Nessun ripensamento, del resto già ieri sera, subito dopo la sua esibizione, era sicuro del fatto suo. «Pagherò le conseguenze di quello che ho detto ma non me ne frega nulla. Questi ragazzi hanno bisogno di sentire qualcuno che dica certe cose. Ormai i mezzi di distrazione di massa sono compatti sulla propaganda. Ci vuole una voce fuori dal coro». Mentre oggi torna a dire che «Matteo Renzi è un bugiardo e mente in maniera spudorata sapendo di mentire nei miei confronti». «È chiaro come il sole – ha attaccato ancora il rocker – che Renzi non ha un solo argomento reale per contrattaccare le mie critiche da cittadino e da cantante al suo operato, quindi annaspa sul nulla».

LaStampa.it

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Classe 1980, da sempre amante della buona Musica, musicalmente è cresciuto ascoltando il Rock italiano prima (galeotti furono i Litfiba) e il Dark/Gothic Metal dopo, per finire all'Indie e al Rock classico. Animo ribelle e Rock, si “droga” di Musica e non rifiuta mai una birra. È possibile contattarlo a questo indirizzo email: nino@we-rock.info