Le parole nei testi dei Rolling Stones: più romantici o trasgressivi?

In occasione del 50mo anniversario del loro primo e omonimo album, pubblicato il 16 aprile del 1964, Expert System ha dedicato una particolare analisi semantica alle parole disseminate nelle canzoni pubblicate dalla band. Per verificare come la sua poetica sia cambiata nel corso del tempo.

“CERTO, i Rolling Stones! Quella cover band che spacca!”. Ironia che il cinema (Io non sono qui) attribuisce a Bob Dylan, giunto in Inghilterra nella primavera del 1966 per farsi scoprire nella sua nuova versione, elettrica e irriverente, nel corso di un viaggio carico di tensioni e incomprensioni con i giornalisti e con il pubblico. Per spiegare perché il rivoluzionario Dylan si sentisse molto a suo agio con i Beatles e tanto lontano dalla band rivale dei Fab Four, che pure aveva richiamato nel titolo di una sua grande canzone dell’anno precedente, Like a Rolling Stone, di cui proprio Jagger & Co offriranno anni dopo una magnifica versione.

Nella visione di Bob, se i Beatles rompevano gli schemi come piaceva a lui, gli Stones pagavano il pregiudizio di una celebrità guadagnata a spese del repertorio di Muddy Waters, Little Richard, Howlin’ Wolf, Bo Diddley. A partire dal loro primo singolo, Come On di Chuck Berry. Ma, cantava Mick Jagger, il tempo era dalla loro parte. E, aggiungiamo noi, avrebbe lavorato per gli Stones.

Quando arriveranno in Italia per l’attesissimo e unico concerto di Roma, Circo Massimo, 22 giugno, la band sarà ormai alla vigilia del suo 52mo compleanno, datando l’inizio di tutto con quel primo concerto al Marquee di Londra, il 12 luglio del 1962. Oltre cinque decenni di storia, scanditi da una discografia sconfinata, tour, concerti, copertine, scandali, amore, morte. Il tocco della Signora con la falce ha sfiorato ancora una volta Mick Jagger solo lo scorso marzo: il suicidio dell’amata compagna L’Wren Scott.

rolling stones 2Ma per gli Stones parlano oggi, e parleranno per sempre, soprattutto le canzoni. Il vastissimo repertorio a firma Jagger-Richards, i “Glimmer Twins”, che album dopo album hanno spiccato il volo verso una creatività piena seppur mai del tutto infedele all’influenza dei maestri. Proprio alle parole disseminate nei solchi dei Rolling Stones è dedicata una particolarissima analisi semantica, iniziativa di Expert System in occasione del 50mo anniversario del loro primo e omonimo album, pubblicato il 16 aprile del 1964. Per verificare come la poetica della “cover band” degli esordi si sia evoluta nel corso del tempo.

Expert System, leader in tecnologia semantica per la gestione delle informazioni e quotata sul mercato AIM Italia di Borsa Italiana, ha analizzato i testi di 344 brani non solo per tracciare le parole degli Stones, identificare i termini più usati e le emozioni più presenti, ma anche per studiare come sia cambiato nel corso degli anni il loro uso. Partendo da un’attenta divisione del lavoro in categorie.

In cima alla lista delle parole più ricorrenti ci sono i verbi, che in generale sembrano trasmettere un senso di concretezza ma anche di dinamismo e cambiamento: “be” (3887), “do” (1066), “get” (788), “have” (678), “can” (631), “go” (629), “say” (370), “know” (333) e “want” (318).

Per quanto riguarda gli aggettivi, quelli possessivi sono i più presenti (“my” usato 1030, “your” 804, “her” 310); seguono poi aggettivi qualificativi come “right” (usato 151 volte), “hard” (102), “pretty” (97).

Da un punto di vista meramente linguistico, in un sorprendente capovolgimento rispetto alle comuni convinzioni, nei Rolling Stones sembra che il romanticismo prevalga sulla trasgressione: i sostantivi più usati sono “baby” (707 volte) e “love” (422), seguiti da “time” (187), “night” (156), “heart” (144) e “man” (140).

rolling stones 3“Baby”, ma anche “girl”, spesso presenti contemporaneamente negli stessi brani, aprono inevitabilmente uno squarcio sull’universo femminile, così impresso nella poetica e nell’immaginario degli Stones.

L’attenzione verso la figura femminile è legata prevalentemente all’amore e al desiderio (I just want to make love to you, baby…I wanna see my girl...; I wanna be your lover, baby…; Come on baby make sweet love to me…; Baby, baby keep me happyOh, I love you so much baby…; Why do you hide, baby, why do you hide your love?You’re the hook up I miss the most… Feel on baby; Baby take a chance, Baby won’t you dance with me).

C’è poi il tema dell’abbandono, della nostalgia (Think back a little bit baby…; When your baby leaves you all alone... C’mon baby, cry to meAin’t too proud to plead, baby, baby, Please don’t leave me, don’t you goThe keys to your love…; You threw away my love, Why did you do that baby, I wonder why, why you do these things to me…; I’m so in love with you… Yeah, baby, I’m crying over you).

All’opposto, ma molto più raramente, è presente una scarsa considerazione per la figura femminile, con l’uso anche di parole forti (Stop breaking down, mama, please, stop breaking down. Stuff is gonna bust you brains out, baby; You’ve got to keep up, baby, keep up, baby with the times, yeahHey girls, what you doin’ tonight? … Paint your face, dye your hair, I’ll see you round the back!Look at that stupid girlFrom femme fatales and dirty bitches… ).

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L’analisi ha fatto poi emergere un uso considerevole di pronomi personali: con “I” che prevale di pochissimo su “You” (considerando tutte le canzoni, I è usato 3505 volte mentre you 3171 volte) e poi “she” (526), “we” (375) e “they” (180).

Interessante è l’uso frequente di avverbi e interiezioni (quest’ultime usate probabilmente per ragioni ritmiche e non solo espressive). Al primo posto compare “yeah” (644), seguito da “just” (492), “so” (432), “oh” (412), “no” (371), “now” (285), “down” (280), “never” (228), “too” (193), “up” (181).

Nonostante “no” (136) prevalga su “yes” (58), “never” (90) su “always” (33), in generale sembra comunque predominante un uso di termini positivi (ad esempio “heartbreak” è presente solo in 8 canzoni, “cry” in 49, “lose” in 39, “sad” e “hurt” in 17 e “blue” o “blues”, in relazione a “sadness”, solo in 4 canzoni).

L’uso dei nomi propri (persone, organizzazioni, luoghi). Alcune canzoni contengono nomi di donna (Claudine, Mona, Angie). In 6 canzoni viene menzionato Gesù e in altri 2 brani viene citato l’FBI.

Rispetto al Regno Unito (con Londra presente solo in 2 canzoni), gli Stati Uniti sono molto più citati, con riferimenti a città come New York (in 10 canzoni), Los Angeles e New Orleans (5 canzoni) e Dallas (3 canzoni).

rolling stones 4Emozioni. Oltre all’analisi linguistica, la tecnologia semantica di Expert System consente anche di catturare i sentimenti trasmessi dai testi, poiché analizza il senso delle parole e il contesto in cui sono inserite.

Rivolgendo dunque l’attenzione alle emozioni, scopriamo che amore e desiderio sono sempre presenti. Occasionalmente compaiono anche tristezza e speranza (soprattutto negli anni Sessanta), gioia e paura (in particolare negli anni Settanta), ansia, violenza. Negli anni Novanta sembra emergere un senso di negatività, ma si parla anche di affetto e spiritualità. Nell’ultimo periodo, appaiono più chiari sentimenti di fiducia e confusione (2000-2009), sofferenza e dissolutezza (solo 8 canzoni, uscite nel 2010).

Cosa resta, dunque, al termine di questa lunga disamina? Che, comunque la pensiate, i Rolling Stones hanno parlato tanto e a lungo. E le loro parole, come pietre, continuano a rotolare, generazione dopo generazione, scavando un solco sempre più profondo in tanti appassionati di rock’n’roll. Ognuno dei quali, al di là delle statistiche elaborate dai computer, ne avrà certamente redatta nel tempo una personale, fatta di nomi, verbi, luoghi. Guidato dalle proprie emozioni.

Quelle che ancora oggi tracciano nei cuori e nelle menti dei possessori degli ambitissimi biglietti la strada verso il Circo Massimo. Il punto di arrivo di un itinerario che inizia a 2000 anni luce da casa, sotto lo sguardo di Lady Jane, circondati da guerrieri di strada che solidarizzano con il demonio, immersi in un pantano di zucchero marrone su cui sbuffano cavalli selvaggi aizzati dal miraggio di una inafferrabile soddisfazione.

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Classe 1980, da sempre amante della buona Musica, musicalmente è cresciuto ascoltando il Rock italiano prima (galeotti furono i Litfiba) e il Dark/Gothic Metal dopo, per finire all'Indie e al Rock classico. Animo ribelle e Rock, si “droga” di Musica e non rifiuta mai una birra. È possibile contattarlo a questo indirizzo email: nino@we-rock.info