Pearl Jam - Ten

10 cose che (forse) non sai di ‘Ten’ dei Pearl Jam

Storie e curiosità sull’album che ha trasformato il gruppo di Seattle in superstar e ha contribuito a lanciare il grunge.

I Pearl Jam, forti di 11 album in studio, diversi dischi live e un gran numero di bootleg ufficiali, hanno venduto più di 60 milioni di copie nel mondo. Ma quello che ha trasformato la band in superstar, e che basterebbe da solo per garantirli un posto nella storia del rock è “Ten”, il loro album di debutto.
Ten è stato pubblicato il 27 agosto 1991, e contiene brani diventati devi veri e propri classici, come Alive (un brano ispirato ai Kiss), Jeremy e Even Flow.  Un disco che trasformò un allora cantante sconosciuto chiamato Eddie Vedder in una superstar, e che negli anni finì per vendere oltre 13 milioni di copie solo in America.
Ten ha contribuito a rendere popolare la scena musicale di Seattle, è stato imitato e scimmiottato da una serie di band minori che cercavano di ricreare il sound e il canto baritonale di Vedder. 
L’album è riuscito nell’assottigliare ancora di più il confine fra “rock alternativo” e e “rock mainstream”, dando vita ad un dibattito fra giornalisti, fan e musicisti: i Pearl Jam sono una band venduta alle major o artisti veri, la cui visione artistica è stata capita anche dal grande pubblico?

Adesso che sono passati quasi 30 anni dall’uscita dell’album, ecco 10 cose che (forse) non sai di Ten.

1) L’album è stato registrato con un budget molto modesto.
Nati dalle ceneri dei Mother Love Bone, il cui frontman Andrew Wood è morto per un’overdose di eroina, i Vedder e soci volevano a tutti i costi evitare gli errori fatti dal vecchio gruppo. Il bassista Jeff Ament in seguito ha dichiarato:«Avremmo speso suppergiù 25 mila dollari per registrare Ten e tre volte tanto per mixarlo. E comunque era un terzo di quanto speso per l’album dei Mother Love Bone. Non lo consideravamo un disco importante. Immagino lo sia diventato, poi».

2) La versione finale di Alive è una demo
Nel 1991 i Pearl Jam, registrarono delle versioni demo di alcuni brani ai London Bridge Studio di Seattle per farle poi sentire a Rick Parashar. Alive era uno di quei brani. Quando tra marzo e aprile, alle prese con le registrazioni finali dell’album, la band ha provato a riprodurre la forza e l’intensità della demo ha deciso di aggiungere solamente un nuovo assolo di Mike McCready nel finale ed utilizzare quella versione “demo” per la pubblicazione del singolo. «L’avevamo centrata in quell’occasione, era venuta proprio bene», dice il batterista Dave Krusen in Pearl Jam Twenty. Krusen è uscito dalla band subito dopo la pubblicazione dell’album a causa dei problemi con l’alcol.

3) L’assolo di “Alive” è ispirato a Ace Frehley
Mike McCready, quando ha dovuto registrare l’assolo epico di 2 minuti che chiude Alive, si è ispirato a Ace Frehley dei Kiss. «Dei quattro, Ace era quello che faceva i fuochi d’artificio, era esplosivo. Coi suoi assoli li ha portati a un altro livello. Mi piaceva il suo vibrato. Il mio assolo su Alive è ispirato a She che a sua volta è basata su Five to One dei Doors. Quando stavamo facendo il mix nel Surrey, in Inghilterra, mi è venuto in mente di usare l’approccio di Ace su She. Gli accordi scritti da Stone si prestavano a quella figura discendente. A quel punto, mi ci sono buttato e ho cominciato a improvvisare».

4) Oceans è stata scritta da Eddie Vedder quando è rimasto chiuso fuori dalla sala prove
Durante la registrazione di Ten, Eddie Vedder ha sbalordito i suoi compagni per la capacità di improvvisare nella scrittura dei testi. Oceans ne è un perfetto esempio. Infatti il testo è stato scritto dallo stesso Vedder dopo essere rimasto chiuso fuori dallo studio durante un temporale. Ecco cosa ha dichiarato il frontman dei Pearl Jam e riguardo: «Qualcuno mi aveva chiesto di mettere delle monetine nel parchimetro. Sono andato, tornato e mi sono accorto di essere rimasto chiuso fuori. In tasca avevo un pezzo di carta e una penna, loro dentro provavano il pezzo. Mi sono detto: tanto vale che scriva qualcosa. Da fuori, sentivo solo le vibrazioni del basso e quindi ho scritto il pezzo basandomi su quelle. Quando hanno fatto una pausa ho bussato alla porta per rientrare».

5) Nel mixaggio finale di Oceans sono stati aggiunti “strane percussioni”
Nel giugno 1991, al termine delle registrazioni i Pearl Jam sono andati a mixare l’album con Tim Palmer al Ridge Farm Studio in Inghilterra. Per aggiungere delle percussioni dell’ultimo minuto a Oceans, Palmer, per ottenere l’effetto desiderato ha improvvisato utilizzando un macinapepe e un estintore. «Lo studio era lontano dai negozi che che affittavano strumenti. La necessità aguzza l’ingegno» ha dichiarato Tim Palmer.

6) Even Flow era il brano che meno soddisfaceva la band
Secondo estratto da Ten, Even Flow è diventato uno dei pezzi più popolari della band, ma riuscire a registrarlo in modo soddisfacente è stato davvero problematico. Ecco cosa ha detto McCready: «L’abbiamo fatta 50, forse 70 volte. Giuro su Dio che è stato un incubo. L’abbiamo suonata così tante volte che abbiamo cominciato a odiarci l’un l’altro. Secondo me tutt’oggi Stone non è soddisfatto di com’è venuta». I Pearl Jam hanno registrato nuovamente Even Flow con Dave Abbruzzese alla batteria nel 1992, durante le lavorazioni per la colonna sonora di Singles.

7) La scritta “Pearl Jam” sullo sfondo della copertina è fatta in legno da Jeff Ament
Guardando la copertina dell’album si pensa la foto dei cinque musicisti sia stata sovrapposta al computer ad un grande lettering “Pearl Jam”. Sbagliato! Lance Mercer ha immortalato i Pearl Jam di fronte a un’enorme sagoma in legno realizzata da Jeff Ament, art director del packaging. «È a grandezza naturale! Jeff è un grande artista», ha dichiarato Krusen nel 2009.

Pearl Jam - Ten

8) La band non ha voluto pubblicare “Black” come singolo
Le vendite di Ten andavano molto bene grazie ai singoli Alive, Even Flow e Jeremy. La Epic ha iniziato a fare pressione per pubblicare anche la ballata Black. Vedder invece pensava che fosse troppo personale per essere promossa in radio, per non parlare di un eventuale video, e perciò i Pearl Jam si rifiutarono di pubblicarla. Eddie Vedder: «Certe canzoni non sono fatte per essere passate fra la hit numero 2 e la hit numero 3. Non è il modo in cui lavoriamo. Non scriviamo canzoni per andare in classifica». Ciononostante molte radio hanno trasmesso il brano portandolo al numero terzo posto della classifica Mainstream Rock del 1993.

9) Il vinile di Ten è uscito solamente nel 1994
Pubblicato alla fine di agosto del 1991, in un periodo in cui le major stavano dismettendo la pubblicazione dei vinili in favore dei più commerciali e profittevoli CD, alla Epic nessuno immaginava che l’album potesse diventare un disco d’oro, figurarsi poi 13 volte disco di platino, quindi il vinile non è stato preso in considerazione per il mercato americano. «Non ci hanno permesso di buttarlo fuori anche in vinile. Ed è stato un brutto colpo per noi. Per dire, io il lettore CD non ce l’avevo» », ha dichiarato nel 2009 Ament. Infatti, anche se la prima stampa americana del vinile di Ten porta impresso l’anno 1991, è uscita solamente il 22 novembre 1994, nello stesso giorno in cui veniva pubblicato Vitalogy, il disco che contava l’inno al vinile Spin the Black Circle.

10) Ten non è arrivato al numero uno delle classifiche a causa del padre di Miley Cyrus
Nonostante la spinta dei formidabili concerti del gruppo al festival itinerante Lollapalooza del 1992, Ten ha avuto una scalata alla classifica americana lenta, ma costante. Questo gli ha permesso di arrivare ai primi posti nell’agosto 1992, quasi un anno dopo la pubblicazione, ma non è mai arrivato al primo posto in classifica a causa del disco di debutto di Billy Ray Cyrus Some Gave All (rimasto al numero uno per ben 17 settimane consecutive). Per quattro volte Ten ha toccato la seconda posizione nei mesi di agosto, settembre e ottobre, ma mai è riuscito a scalzare dalla prima posizione il disco del padre di Miley.

Commenti

Commenti

About Redazione

Redazione
Classe 1980, da sempre amante della buona Musica, musicalmente è cresciuto ascoltando il Rock italiano prima (galeotti furono i Litfiba) e il Dark/Gothic Metal dopo, per finire all'Indie e al Rock classico. Animo ribelle e Rock, si “droga” di Musica e non rifiuta mai una birra. È possibile contattarlo a questo indirizzo email: nino@we-rock.info