Parliamo con Francesco Mircoli, giovane cantautore

1. Chi è Francesco Mircoli?

È un giovanotto che ha iniziato a suonare la chitarra sul finire delle scuole medie perché stanco dell’ambiente sterile del calcio giovanile e perché la chitarra è la vera “donna per amico”!

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2. Quando e come è entrata la musica nella tua vita?

È entrata dal retrobottega piano piano fino a diventare la titolare del negozio… la svolta quando è finita la storia con una ragazza. L’unica cosa che mi consolava era ascoltare canzoni, poi ho cominciato a farne di mie.

3. Quali band hanno influenzato il tuo percorso artistico?

Mio fratello metteva le cassette di Dalla, De Gregori e Battisti. Mio zio mi ha fatto scoprire il rock anglo-americano, mia madre mi ha attaccato l’ansia.

4. Come definisci il tuo genere musicale?

Musica italiana da statale adriatica.

5. Il tuo primo album si intitola Psicofarmaci, come mai hai scelto questo nome?

Le canzoni contenute in questo disco le ho scritte in un momento in cui non ero propriamente in forma, poi mi piaceva l’idea che dal mondo esterno riceviamo stimoli che tendono a renderti apatico, le cosiddette pillole della felicità che non ti fanno felice ma nemmeno infelice, peggio: indifferente.

6. Quali sono le tematiche che affronti nei tuoi testi?

Di base parlo della provincia cardiopatica che senza pretese barcolla e intanto tutto il resto che fa… ingoia.

7. Sono tutti testi autobiografici o nell’album è presente qualche testo ispirato ad eventi o storie che non ti toccano personalmente?

È tutto autobiografico.

8. Uno dei brani del tuo album si intitola “Pioggia acida”. Leggendo il testo sembra quasi un discorso col tuo io interiore… ci spieghi come nasce il testo e cosa intendi esattamente quando dici “Il mare è la terra dei delfini, Nettuno non ha dato mai confini… se vuoi rischiare fallo ora, vola ora su un’ala sola pagando l’insoluto con il dito in gola…”

Il mare di cui parlo è quello davanti casa, l’Adriatico;
la colta scimmia è l’uomo evoluto che ha creato una dittatura finanziaria e rinnovato il concetto di padre, marito, soldato, rimbambendo fin da subito le giovani generazioni a cui restano ali sbilenche per provare a crearsi un futuro proprio. Ai “postumi” l’ardua sentenza.
Forse mi sono imbarcato su un ragionamento più grande di me ma avevo la testa che era per la sua tangenziale!

9. Cosa provi quando sei sul palco?

È l’unico posto in cui mi sento a casa.

10. Con quale artista ti piacerebbe avere una collaborazione musicale?

Il Cile.

11. Quali sono i tuoi progetti per il futuro e come ti immagini tra qualche anno?

Spero di fare più concerti possibili, poi l’anno nuovo il secondo disco già in cantiere.

12. Se avessi il potere di modificare qualcosa in questo mondo, cosa cambieresti?

Mah… innanzitutto le tasse, l’IVA e l’omofobia, meno musica house e poi la triade ‘leggins-scollatura-capelli’ biondi che mina la tranquillità.

Ringraziamo Francesco per aver rilasciato la sua intervista a noi e ricordiamo che il suo album sarà disponibile dal 25 novembre su tutti i canali digitali, su Amazon, e ordinabile in tutti i negozi di dischi.

Francesco: Un saluto ai lettori di We Rock \m/ e alle persone che coltivano le loro ambizioni non per hobby.

Deborah Daniele

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