Rocky Athas: L’Essenziale

Oggi, torno, nuovamente (“Oh no!” esclameranno molti di voi.), su queste pagine, con un articolo e una recensione dal mondo del Blues.
E lo faccio, presentandovi il nuovo album di Rocky Athas, dal titolo “The Essential Rocky Athas Volume 1”.

TheEssentialRockyAthasVolumeIQuest’ultima fatica discografica di Rocky Athas, è composta da 10 tracce più una bonus-track.
11 tracce, che provengono da diversi album, diversi dischi che hanno caratterizzato la carriera solista del chitarrista texano. Alcune delle canzoni, come afferma lo stesso Rocky, non erano state pubblicate in precedenza nei suoi passati lavori e quindi, per poter essere presenti in questa raccolta, necessitavano un restyling completo.

Impossibile non elecanre gli artisti che si sono succeduti come special-guest, nella realizzazione di questo disco: Larry Samford; Walter Watson; Rocky Athas II; Bobby Baranowsky; Johnny Bolin; Clark Findley; Guthrie Kennard; John Mayall; Tommy Palmer; Jimmy Pendelton; Ruf Rufner e Robert Ware.

In attesa di entrare in possesso del Volume II e del Volume III e di poterveli raccontare, passiamo all’ascolto di questo “The Rocky Athas Essential Volume 1”.
Ad aprire le danze è “Long Time Gone” (brano originariamente contenuto nell’album “Miracle”). Un brano che si rivela fin da subito molto energico e dal groove immediato. Una canzone che convince fin dal primo ascolto, grazie ad una ritmica decisa e ad un lavoro chitarristico di classe, che danno al pezzo quella verve e quella ballabilità che coinvolgono.
Al secondo posto in scaletta, troviamo “Last Of The Blues” (brano originariamente contenuto nell’album “Voodoo Moon”). Un brano che incede con passo lento e cadenzato, che ricorda, grazie al suo stile electric-blues, i brani di una leggenda del Blues elettrico: Gary Moore. La voce della chitarra, sostenuta dalle linee vocali molto intimiste, rendono questa canzone molto evocativa e avvolgente.
Si continua con “Tearin’ Me Up” (brano originariamente contenuto nell’album “The Rocky Athas Group feat. Larry Samford”). I ritmi, pur restando “lievemente” rallentati, grazie ad un groove che pesca dai ritmi funky e dal blues elettrico, donano a tutto il brano, un gusto melodico e un carattere texas-blues che strizza l’occhio al sound di Stevie Ray Vaughan (con cui Rocky condivide i natali).
La quarta traccia del disco, s’intitola “Vows Were Made” (brano originariamente contenuto nell’album “Lightning Strikes Twice”). Una ballata rock-blues dal groove che ricorda le ballate melodic-rock più “zuccherose” che possono venire in mente a chi ascolta. Resta comunque una canzone godibilissima, orecchiabile, ben sostenuta sia vocalmente che per quel che riguarda l’arrangiamento.
Proseguiamo nell’ambito delle ballad, anche con la quinta canzone in scaletta: “That Was Then, This Is Now” (dall’album “Miracle”). I ritmi e le melodie scelte ed utilizzate, si mantengono all’interno di un’ottica musicale tipicamente melodic-rock, come nel brano precedente, con una leggera “accellerata”.
“Where Do We Go From Here” (dall’album “Lightning Strikes Twice”), la sesta canzone, ci porta verso paesaggi musicali dal gusto soul e un po’ pop. Un brano che catapulta l’ascoltatore nelle atmosfere musicali tipiche degli anni ’80.
Con “High Cost of Lovin’” (dall’album “Miracle”), il settimo brano, torniamo al groove texas-blues apprezzato in “Tearin’ me Up”. Il tutto, arricchito, da influenze funky e rock-blues che donano energia e vitalità ad un brano già di per se deciso e coinvolgente.
Ci apprestiamo ad avvicinarsi alle battute finali con l’ottavo brano: “Up to the Sky” (dall’album “Lightning Strikes Twice”). I ritmi festaioli di questa canzone, si fanno subito evidenti fin dai primi secondi. La musicalità di questa canzone, si tinge delle sonorità electric-blues energiche e immediate che hanno aperto le danze con la prima traccia dell’album. Interessante il profumo funky-blues che si respira per tutta la durata del brano.
“Think About It” (brano originariamente contenuto nell’album “Let My Guitar Do The Talking… With My Friends”). Una sferzata rock e soul si manifesta in tutta la sua potenza sonora. Gli arrangiamenti si tingono di funky anni ’70 con una spruzzata di disco-music settantiana (quando in discoteca si usavano gli strumenti musicali e tutto era più genuino). Un brano frizzante e pieno di allegria, che contagiano immediatamente.
La decima traccia di questa raccolta, nonché ultima traccia ufficiale, è un sentito e rispettoso omaggio a Eric Clapton: “White Room”. Una cover di un brano eseguita con tecnica e classe, senza snaturare l’originale e senza lanciarsi in inutili infiorettature o in “leccate al posteriore” di alcun tipo.
La bonus-track, che chiude, definitivamente, questo album di Rocky Athas, è “Play It Again”. Un rapido e veloce invito (26 secondi) a riascoltare per intero tutto il disco.

TRACKLIST:
01.Long Time Gone
02.Last Of The Blues
03.Tearin’ Me Up
04.Vows Were Made
05.That Was Then, This Is Now
06.Where Do We Go From Here
07.High Cost of Lovin’
08.Up to the Sky
09.Think About It
10.White Room
11.Play It Again

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Daniele Vasco
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