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Gray: Rock all’italiana

Il rocker calabrese è forse una delle migliori voci che abbiamo in Italia, come ha scritto da Gianni Della Cioppa nel suo libro “Va Pensiero – 30 Anni di Rock e Metal in italiano”.

grayStiamo parlando di Gray, un veterano della scena rock italiana, fin dalla fine degli anni ’80, dove ha raccolto attenzione e stima dai principali media rock e metal italiani per tutti i progetti di cui è stato protagonista, e negli anni ’90, proprio mentre la scena grunge di Seattle stava emergendo, dall’altra parte del mondo, partendo da simili presupposti, riscopre un amore per il rock più viscerale, quel rock che parte da Iggy Pop e torna indietro fino a Janis Joplin, sviluppando qualcosa di molto affine.
Questo amore e questa passione sono rimasti invariati per gli anni, anche se, con il passare del tempo, lo stile si è affinato, si sono aggiunte nuove esperienze e nuove suggestioni e Gray ha scelto (da tempo) di adottare l’italiano come lingua per i suoi brani.

Gray
(Ehi!… Non sembra anche a voi che ci sia una piccola somiglianza con un certo Jerry Garcia?)

Sessantanoveincerchio”, il nuovo progetto discografico del Nostro, è un album partorito nel corso di diversi anni, tra l’Italia e Portland (Oregon), dove il cantante si era trasferito, collaborando con diversi musicisti della scena locale.
Sofferto, ispirato, rabbioso o semplicemente malinconico, Gray esplora tutta la gamma delle emozioni e lo fa sempre con la massima intensità, talvolta diretto e senza giri di parole, come in “Abusi”, secondo la lezione di uno dei padri della Beat Generation, Charles Bukowski, artista da lui amato e proposto anche nello spettacolo/reading “Figli di una Maddalena”, oppure ancora romantico in “Ballata Per Una Stella”, giusto per citare un episodio, oppure energico ed esplicito in “Ho Sentito Dire”, “Cose” ed in generale in tutto l’album.
Un disco composto da una solida base musicale e da testi mai banali seppur indirizzati verso argomenti già trattati da altri artisti. Una voce chiara ed ispirata, forse un po’ “somigliante” ad alcune voci del panorama musicale italiano odierno, ma con un graffio personale.
Ascoltando quest’album, sorgono spontanee due domande: «È ancora possibile una via italiana al rock dopo i fasti degli anni novanta?», «Esistono ancora artisti in grado di produrre un sound rock non commerciale che sa di già sentito?».
La risposta dopo l’ascolto di “Sessantanoveincerchio”, è… «Sì!»

È d’obbligo elencare anche coloro che hanno collaborato alla nascita di questo disco: Frankie Gj (chitarre), Antonio Guzzomì (già dietro i tamburi con Meat for Dogs, band di punta della scena punk rock italiana negli anni 90) batteria in “L’Essenza”, Luca Trolli(Alex Britti, Emma, Renato Zero, Mario Biondi, etc) batteria in “Cose”, “Lunatica”, “Ho Sentito Dire”, “Abusi”, “Silenzi o Parole”, Mario Guarini (Claudio Baglioni World Tour, Nada, Alessandro Haber,etc) basso in in “Cose”, “Lunatica”, “Ho Sentito Dire”, “Abusi”, “Silenzi o Parole”, Antonio Inserillo(Tossic, Rhumornero, Cabinv Fever) basso e additional-keyboards, Emiliano “Biacco” Marianelli (Bugs, Capt Crunch, Cabin Fever) chitarre in “Non Erano Rose”, “Dormi Dolce Dormi”, “Lunatica”, Andrea “Fox” D’Alessandro basso in “Non Erano Rose”, Domenico Maida basso in “Vorremmo Essere Tutti Delle Star”, Massimiliano “Mamo” Giusti(J27) chitarre in “Non Erano Rose”, Andrea Spinetti batteria in “Non Erano Rose”, ”Ballata Per Una Stella” e “Vorremmo Essere Tutti Delle Star”, Umberto Vitale basso in “L’Essenza”.

Il video clip “Abusi” è stato diretto e girato da Giuseppe Cristiano per la Videorecord.

Gray sarà accompagnato nei concerti da Frankie Gj alla chitarra, Antonio Guzzomì alla batteria e Tommy Donato al basso.

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Daniele Vasco
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